mercoledì 26 novembre 2014

Aspettando il demolition day

Sopralluogo del WWF nell’area del mostro di Alimuri 

Vico Equense - “Non possiamo che esprimere tutta la nostra soddisfazione per l’imminente avvento del “Demolition-day” atteso da decenni ... con la speranza che sia solo l’inizio di una lunga serie che porti alla demolizione/sparizione di tanti altri abusi, nefandezze, mostri e mostriciattoli più o meno completati, che devastano con la loro presenza la costa ed il paesaggio della Terra delle Sirene!!!” Aspettando l’attesa demolizione del malconcio scheletro in cemento di Alimuri, che da mezzo secolo deturpa con la sua spettrale presenza uno degli angoli più belli della costa della penisola sorrentina, gli attivisti del WWF si sono recati sul luogo per un dettagliato sopralluogo. Accompagnati dall’ingegnere Antonio Elefante, assieme al Presidente del WWF Penisola Sorrentina, anche l’ingegnere Giuseppe Esposito e l’esperto Gaspare Adinolfi dello staff dell’associazione ambientalista. “Lo scopo della nostra visita - racconta Claudio d’Esposito - era quello di fare alcuni accertamenti e valutazioni di carattere naturalistico prima del crollo definitivo della struttura. In particolare ci premeva accertare che nelle cavità e fessure dei vecchi solai fatiscenti non fossero presenti specie di pipistrelli, che avrebbero potuto trovare in tali opere un sito idoneo al loro svernamento. In tal caso il crollo della struttura ne avrebbe messo di sicuro a repentaglio la sopravvivenza. Ma dal sopralluogo si è fortunatamente esclusa tale eventualità. Inoltre è stato fatto uno screening dettagliato delle specie della macchia mediterranea che negli ultimi decenni hanno attecchito in modo spontaneo colonizzando l’area in questione.
 
La Natura, ancora una volta, ha dimostrato enorme capacità di “rimpossessarsi” degli spazi lasciati abbandonati dall’uomo. Infatti nonostante le condizioni avverse del sito (siccità, esposizione a salsedine e moto ondoso, substrato sterile caratterizzato da rocce franate, calcinacci, rifiuti, ecc.) abbiamo riscontrato la presenza di decine di specie erbacee ed arbustive quali mirto, alaterno, lentisco, ginestra, euforbia, fico, rosmarino, alisso, ecc. Siamo convinti che una volta eliminato il “mostro” e portate via le tonnellate di calcinacci e rifiuti che devastano l’area la natura, se lasciata in pace, saprà di certo continuare la sua opera da sola!!! Tuttavia non abbandoniamo l’idea e la speranza di poter effettuare, a demolizione conclusa, una sorta di “ripristino vegetazionale” andando ad inserire nella cava, scavata dall’uomo nella montagna con l’esplosivo, alcune essenze autoctone, arbustive ma anche arboree come il pino d’aleppo, il carrubo, l’olivastro, ecc. riproponendo l’esempio, già sperimentato con successo in un'altra cava... quella della Baia di Ieranto!!!” Della rinaturalizzazione dell'area, tra l’altro, se ne era parlato anche in Conferenza dei Servizi, dove il WWF avevo espresso il suo plauso all'idea dell’ingegnere Elefante di "lasciare un segno" dopo la demolizione con l'inserimento in sito di essenze autoctone. Qualcuno aveva obbiettato il fatto che, storicamente, non fosse mai stata presente alcuna vegetazione in tale sito trattandosi di cava e di montagna "scavata" dall'uomo per estrarre roccia calcarea. A tal punto il WWF rappresentava l'esperienza analoga della Cava Italdsider della Baia di Ieranto e della successiva riuscita naturalizzazione con piante autoctone. Nel chiarire l'intento di "accelerare" un processo naturale già in corso "favorendo la Natura", l’ipotesi dell’impianto di vegetazione veniva accolta in conferenza. Purtroppo ad oggi tale intento parrebbe essere stato archiviato dalla pubblica amministrazione. In quanto alle perplessità sollevate in questi giorni sul futuro incerto dell’area la "chiave di lettura" riteniamo sia tutta nella questione della "bonifica" di un sito ad alto rischio idrogeologico. Per ora la proprietà resta "privata" e dopo l'acquisizione per la demolizione in danno da parte del comune verrà restituita al legittimo proprietario. A quel punto sarà molto improbabile che il privato possa investire l’enorme cifra necessaria (2/3 milioni di euro) per la messa in sicurezza definitiva del costone. Ma se la proprietà dovesse divenire "pubblica" per acquisizione da parte del comune o altro (in conferenza dei servizi si prospettava l’avvio di un procedimento di "demanializzazione" da parte della Capitaneria di Porto) allora potrebbe essere il "pubblico" a chiedere (ed ottenere) finanziamenti regionali e/o europei. A quel punto potrebbe accadere di tutto!!! Per ora sono solo ipotesi... da non sottovalutare. In quanto ricorsi in atto da parte del privato, ed ai possibili risarcimenti che potrebbero derivare dall’esito di quest’ultimi, i dubbi sono assolutamente leciti e non trovano ad oggi risposte certe. Il WWF continuerà a seguire la vicenda con la massima attenzione.

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