giovedì 25 luglio 2013

I disabili nella società

di Emanuela Iaccarino 

Dall'indagine effettuata negli ambienti scolastici, risulta che la maggioranza degli adolescenti non sa cosa sia la disabilità. Abbiamo chiesto ad una liceale la definizione di disabile e ci ha risposto in questi termini: «Non lo so e non mi interessa saperlo». Solo in 10% ha dato una risposta concreta e soddisfacente, dimostrando anche molta sensibilità verso queste persone. Certamente, non possiamo attribuire la colpa interamente ai giovani perché dovrebbero essere anche le scuole e gli istituti a dover affrontare queste tematiche con le quali conviviamo ogni giorno. Sarebbe interessante realizzare dei libretti da distribuire agli studenti per far conoscere la disabilità in tutte le sue forme. Sarebbe utile avvicinare i giovani al volontariato, stabilendo maggiori contatti tra le Associazioni e le scuole per promuovere iniziative e progetti comuni che coinvolgano disabili e non. Ma chi è il disabile? Il disabile non è un individuo diverso da noi, ma è colui che ha una ridotta interazione con l'ambiente sociale ed è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane ed è spesso in una condizione di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. Nonostante i progressi della medicina, il numero di individui portatori di handicap rimane molto elevato. I medici hanno lavorato in particolare sul trattamento degli handicap a carico dei bambini, le cui capacità di recupero sono piuttosto alte, ma per ora le speranze sono rimaste tali. Ogni anno ne nascono migliaia affetti da gravi menomazioni, come il mongolismo, la paraplegia e la poliomielite, malattia causata da anomalie genetiche. Contro la poliomielite è stato inventato un miracoloso vaccino, ma resta ancora da mettere a punto una terapia efficace per curare la malattia. La persona colpita da handicap necessita di assistenza specializzata, ma anche di amicizia, di precauzioni e soprattutto di strutture particolari, la cui realizzazione non può essere disattesa dalla società civile nonostante la complessità e i costi che comporta. Non tutti i portatori di handicap si sentono avviliti a causa dei comportamenti ostili della gente; molti si allenano, riescono a praticare diversi sport, alcuni, partecipano anche alle paraolimpiadi raggiungendo dei risultati sorprendenti. Anche nel campo della comunicazione, in questi ultimi anni, i disabili hanno utilizzato in modo sempre crescente lo strumento informatico. Sono sempre più numerosi i disabili che si servono dei social network come mezzo per comunicare con persone affette dalla stessa patologia, creano forum nei quali esprimono e condividono le loro sofferenze e i loro disagi.
 
Molti, si sono affermati anche nel campo del lavoro, basti pensare ad un non-udente che basandosi sul solo senso della vista e sulle sue capacità intellettive, è divenuto un programmatore informatico. Oggigiorno, anche i trasporti sono all'avanguardia, automobili senza pedali, con il cambio automatico, carrozzelle elettriche, protesi sempre più efficienti consentono loro di spostarsi con maggior autonomia. Sono importanti anche le leggi; Attraverso la legislazione un disabile può godere di benefici fiscali, assistenza domiciliare per evitare spostamenti snervanti. Oltre alle leggi e ai benefici vari, dovrebbe esserci una maggiore sensibilità verso coloro che non devono essere considerati diversi, ma bensì nostri fratelli, aiutandoli con generosità e lottando per abbattere il muro dell'indifferenza che ci impedisce di guardare al di là di un corpo malformato e riflettere su quanto affetto ed emozioni intense possano trasmetterci. È sconcertante assistere all'indifferenza e all'egoismo delle persone, che incuranti di tutto, calpestano la dignità di chi non può dar voce ai torti subiti. Questo è il caso di un ragazzo non-udente della penisola sorrentina, costretto dai compagni di classe a fumare altrimenti gli avrebbero spento le sigarette addosso. Come questo caso, ce ne sono sicuramente tanti altri, spesso non denunciati dalle vittime per timore di ripercussioni varie. Si spera in una sensibilità nuova, più pronta a vedere il disabile non come un diverso, ma come uno di noi. Si spera anche che le forme punitive inflitte ai colpevoli siano più severe, senza riduzioni delle pene, affinché possano fungere da esempio per chi, in futuro, vorrebbero trasgredire le regole arrecando danni fisici e morali a coloro che, per timore o per incapacità di esprimersi, tacciono dinanzi ai maltrattamenti subiti.

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